Lavalle (U.S.S.M.O.): “Che fine ha fatto la Cardiologia d’Urgenza del Policlinico?” (dalla parte dei pazienti)

Franco Lavalle (U.S.

Data:
25 Giugno 2021

Lavalle (U.S.S.M.O.): “Che fine ha fatto la Cardiologia d’Urgenza del Policlinico?” (dalla parte dei  pazienti)
Franco

Franco

Lavalle (U.S.S.M.O.): “Che fine ha fatto la Cardiologia d’Urgenza del Policlinico?”
 
 
[22.06.2021]
Me lo chiedo prima da comune cittadino, poi da  medico ed infine da responsabile regionale di un Sindacato. 
Una bellissima realtà, fiore all’occhiello della nostra sanità pugliese e della quale ora si contano solo le vestigia. 
Situata in prossimità del Pronto Soccorso, era una struttura con posti letto di degenza breve che accoglieva tutti i pazienti con sintomi cardiaci, o presunti tali, che rimanevano sotto osservazione affinché il quadro fosse chiaro, vi fosse un miglioramento, e quindi la dimissione; oppure la stabilizzazione e trasferimento in reparto di degenza. Una Unità Operativa con i posti letto sempre occupati, con ambienti e personale dedicato. 
Dico era perché adesso i letti non ci sono più: Il Covid-19 se li è portati via, come se la patologia cardiaca d’urgenza fosse svanita e quei posti divenivano superflui. Eppure sappiamo che la patologia cardiovascolare è al primo posto tra le cause di morte. 
Saranno stati veramente superflui quei posti nel Policlinico barese? Le due cardiologie esistenti riescono a soddisfare tutte le necessità delle persone? 
Sarebbe bello se fosse così, ma ho i miei dubbi. 
E tutta l’attività di studio del paziente urgente che veniva fatto in cardiologia d’urgenza? Il monitoraggio ecg, quello ematico,  le ecocardiografie, la telemetria per monitorare il paziente e per valutare gli effetti della terapia? Roba che non serve più, evidentemente. 
Di quella Unità Operativa, privata del personale di supporto, sono rimasti solo i medici, ahimè pochi, perché qualcuno è andato in pensione, altri si sono trasferiti altrove, qualcuno fa telecardiologia. Non deve essere stato gratificante per questi cardiologi assistere alla perdita di un reparto, fiore all’occhiello della Sanità, credo anche nazionale, e della propria identità, per essere stati limitati a stare in due anguste stanzette, sommersi da roba, con fuori scritto “sala gessi”, a fare i turni di servizio come medici volanti per le urgenze al PS e nelle varie unità operative. 
Una squadra volante che funziona all’occorrenza e che non fa più il medico che ha l’ammalato cardiologico di fronte, da seguire nel tempo. Un rapporto estemporaneo, poco gratificante, specie per il malato, che non può stabilire con il medico cardiologo che sta valutando la sua patologia cardiaca quel contatto empatico che occupa un grosso spazio in quello che è il rapporto di cura, perché sa già che difficilmente avrà modo di rivederlo nei giorni a seguire. 
Ci sarà più al Policlinico questa bella realtà? O ne continueremo solo a vedere le vestigia? 
Qualcuno potrà o vorrà rispondere alla mia domanda: “Che fine ha fatto la Cardiologia d’Urgenza del Policlinico?”

Ultimo aggiornamento

25 Giugno 2021, 03:48